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Omino resuscita fritto mistico di Hard Disk

maggio 29th, 2008

Nella vita di un uomo a volte capita di fare delle sonore cappellate. E proprio per colpa di una sonora cappellata qualche settimana fa ho fritto un hard disk esterno, gonfio di documenti personali (fra foto, video, musica oltre a roba di lavoro come i vari siti internet che ho fatto e tutti i numeri de “Ilcamporgiano.info”). Quando uno è grullo e sbaglia alimentatore per il box esterno USB succede questo ed altro.

Immaginate la scena. Attacco il box esterno al computer. Lo accendo. “Azz, come mai il disco non gira… forse s’è… oddio ma che è sta puzza di strinat… MA PORC…..!!!”. Inutile dire che l’hard disk ormai era andato!

Smonto il box e controllo cos’è successo. A parte la puzza di strinato (che vi aspettavate, profumo di violette?), noto con dispiacere che sulla PCB erano letteralmente andati in pezzi diversi componenti come si vede (male) dalla figura

OK, come faccio?

Idea numero 1: acquisto un altro hard disk identico e sostituisco tutta la PCB!

Procedo: trovo un altro WD2500JB su cdstore.it. Lo ordino. Quando arrivo noto con grande incazzatura che si tratta di un altro modello! Scrivo all’assistenza di cdstore e mi propongono il diritto di recesso. Bah, non ho tempo di perdermi dietro al diritto di recesso… e poi forse mi fa comodo un altro 250 GB, che userò per il backup. Ma continuo ad avere un disco rotto!

Idea numero 2: acquisto una PCB sostitutiva da qualche parte!

Procedo: su eBay un tizio americano ha una PCB adatta al mio hard disk. Lo contatto per chiedere conferma, mandando foto dettagliate dell’hard disk incriminato… non risponde… non risponde… non risponde… procedo quindi con l’idea numero 3:

Idea numero 3: vado dall’omino che ripara i televisori a Castelnuovo!

Preso dalla disperazione prendo la PCB dell’hard disk, metto in saccoccia e parto per Castelnuovo di Garfagnana dove, sotto al distributore della Tamoil di carbonaia, c’è un omino (Sergio) che ripara i televisori. Mi ero già rivolto a lui per riparazioni “strane”, aveva sempre risolto tutti i miei casini e quindi ci riprovo. Mi da qualche speranza, dicendomi che se ho avuto fortuna sono saltati i diodi di protezione ad inizio circuito e pertanto gli integrati sulla PCB sarebbero ancora buoni. Non avendo alternative ed essendo disperato, affido la PCB al tizio. Nel frattempo l’americano dell’idea numero due risponde dicendo che il firmware sulla sua PCB probabilmente era differente dal mio e quindi non mi garantiva la compatibilità. Temporeggio con l’americano ed aspetto il ripara-tv.

Stamani chiamo l’omino e mi dice che ha riparato il pezzo. Lo vado a prendere e lo pago (10 euro, figuratevi!). Vado a casa, rimonto il disco pronto alla delusione (ero pessimista, non per lui che, anzi, è bravissimo, ma perché gli hard disk sono così delicati…). E INVECE VA! Mitico Sergio, ti farò una statua (ma solo dopo aver fatto un bel backup del disco sull’altro 250 nuovo che non rimanderò indietro!)

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La triste sorte degli hard disk

aprile 16th, 2007

Credo che a questo punto possa affermare con certezza che l’informatica moderna è sempre più fatta da consumismo. La ricerca di tecnologia sempre più a basso costo infatti sta obiettivamente portando ad un fenomeno già notato da molti, e che ultimamente mi sta coinvolgendo appieno.
Nel 1993, sul mio fido 386, montai un hard disk IDE della IBM da 240 MB (si, mb… all’epoca i divx non c’erano e ci stava tutto in 230 MB!). Lo pagai un sacco, mi pare quasi 600.000 lire dell’epoca. Bene, quell’hard disk ha lavorato per anni e tutt’ora ho ancora i miei pensierini delle elementari sopra, scritti con wordstar.
Poi nel 1997 comprai un pc nuovo, con hdd maxtor da 2 GB. Quell’hard disk l’ho regalato ad un mio amico, e tutt’ora funziona su un pentium a 166.
Passano gli anni, cambiano i computer e nel 2002 compro due hard disk da 40 GB ed uno da 80; attualmente sono tutti e tre operativi, uno in un server acceso da tre anni di fila, uno in un PC ad uso casalingo e l’80 in un xbox.
Ad un certo punto, però, è successo qualcosa. Ad agosto 2004 compro un notebook con hard disk Hitachi e a dicembre 2004 compro un Maxtor firewire esterno. Ebbene, questi due hard disk si sono rotti dopo due anni, il primo a dicembre 2006 ed il secondo a settembre 2006. Acquistato un Lacie in sostituzione del Maxtor (a dicembre 2006), questo si è rotto ieri! Possibile che nell’ultimo anno abbia spaccato la bellezza di tre hard disk? E’ evidente che c’è qualcosa che non va, che l’elettronica moderna punta a fare prodotti sempre più a basso costo per le masse, senza più badare alla qualità.
La tendenza moderna, quella di vendere hard disk nei supermercati accanto al bancone della frutta, facendoli pagare come tre chili di arance, forse si sta rivelando fallimentare. Perché è vero che un hard disk costa poco e se si cambia la spesa è minima, ma è altrettanto vero che i dati contenuti possono avere un valore inestimabile, soprattutto se si tratta di foto, che nessuno ci ridarà indietro e che avremmo preferito conservare con più cura, magari spendendo 50 euro in più per un disco di qualità.

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