
Il sindaco di Lucca, Mauro Favilla
Favilla bandisce i ristoranti kebab in centro a Lucca (più precisamente “l’attivazione di esercizi di somministrazione la cui attività sia riconducibile ad etnie diverse“). La notizia ha fatto scalpore ovunque ed ha avuto un ampio risalto anche sui telegiornali di scala nazionale. Il sindaco (ovviamente di centro destra) ha infatti decretato che non potranno essere rilasciate nuove licenze per aprire ristoranti etnici all’interno delle mura di lucca, motivando la scelta al fine di preservare il patrimonio culturale locale. Si difende dalle accuse di razzismo dicendo che a lucca addirittura c’è un McDonald, e che quindi non è vero che sia una chiusura ai cibi esteri. Detto in parole semplici: gli americani sono brava gente, ma gli arabi non li vogliamo.
Immediata la reazione da parte dell’opposizione: l’on. Raffaella Mariani (PD), in una nota al quotidiano “Il Tirreno” ha scritto:

On. Raffaella Mariani (PD)
“Riaffiora ancora una volta, nelle parole degli amministratori di centro destra, il paravento della difesa della lucchesità, un valore di per sé positivo, se con questo vogliamo intendere la conservazione di un’identità culturale e sociale. Ma se guardiamo oltre le mura di casa nostra, abbiamo tanti esempi di città, piccole o grandi che sono cresciute grazie all’integrazione di culture diverse, grazie alla contaminazione di colori, cibi, lingue e tradizioni. Mi chiedo cosa possano pensare i nostri giovani, che quotidianamente sfruttano le opportunità della comunicazione globale, di fronte ad un regolamento che, in nome del decoro e della tradizione, crea barriere etniche e culturali incomprensibili. Ci sono due piani: c’è quello dei diritti e dell’uguaglianza che inevitabilmente rimarca la differenza tra culture politiche, ma c‘è anche l’idea di sviluppo sociale e culturale di una città che rischia sempre più di rimanere ai margini della crescita. Non ci convincono motivazioni quali la difesa del patrimonio storico ambientale perché non può esserci alcuna conservazione di un’identità se non c’è, di pari passo, un confronto con altre identità. E aggiungo, come possiamo pensare ad una vocazione turistica di un centro che dietro la difesa della tipicità cela la mancanza di una vocazione cosmpolita?Stento a credere che i commercianti e gli imprenditori lucchesi, che da secoli hanno fatto grande il nome della città nel mondo, possano tacere su scelte politiche di questo livello. E ancora: se davvero si vuole porre freno al degrado, perché non si prevedono interventi a sostegno dei negozi storici che, giorno dopo giorno, sono costretti a chiudere?”
Ecco che allora, a distanza di due giorni, l’eroico Favilla fa vigliaccamente marcia indietro. In puro stile centro-destra dice di esser stato frainteso, dice che l’ordinanza è solo per evitare che la gente mangi in strada tirando in terra le cartacce, ma curiosamente non varrà nel caso in cui qualcuno compri un gelato o un panino in un alimentari.

Le leggi razziali tornano... del resto la storia è ciclica.
Onestamente credo che non vi sia molta distanza fra questo provvedimento e le leggi razziali che tristemente l’italia adottò durante il ventennio. Credo che festeggiare il giorno della memoria sia la cosa più inutile che ci sia, quando poi chi ci governa, e quindi ci rappresenta, si permetta di redigere provvedimenti del genere. Non ci sono scuse, non ci sono parole, non ci sono rigiri di frittata. Favilla si è dimostrato di essere di un razzismo esasperato, di una xenofobia assurda ed ingiustificata, ed assieme a lui tutta quella squallida borghesia che reputa che il provvedimento sia più che giusto (oltre il 45% secondo i sondaggi di NoiTV, la locale emittente televisiva), dimenticandosi che anche noi italiani abbiamo centinaia di migliaia di ristoranti “etnici” sparsi nel mondo e che la nostra cucina, se è diventata così ricercata anche all’estero, è anche grazie ai ristoranti che i nostri connazionali hanno aperto in ogni angolo del globo.
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Favilla, Kebab, Lucca, politica, Razzismo, Xenofobia