Quest’anno per l’informatica sono convinto sarà un anno particolare. Sta accadendo un fenomeno mai visto prima, un’inversione di tendenza rispetto al normale “decorso” che l’informatica ha mantenuto.
Per i pochi addetti ai lavori potrei sintetizzare il concetto con poche sigle: OLPC, quindi UMPC, che si sono concretizzati in EEEPC e compagnia bella. Chi è del settore ha capito tutto. Chi non è del settore ha pensato “eh?!?!?”.
Cercherò di essere breve sulla parte storica. Nel 2005, Nicholas Negroponte lanciò il progetto OLPC (One Laptop Per Child). L’idea alla base era semplice: rendere l’informatica una scienza fruibile a tutti, permettendo anche ai paesi in via di sviluppo di dotare anche i bambini delle scuole di un PC portatile a basso costo. Utilizzando una componentistica essenziale, capace di fornire prestazioni modeste ma al tempo stesso di mantenere una grande economicità, nacquero i primi PC portatili dal costo di 100 dollari destinati esclusivamente ai paesi del terzo mondo. L’idea piacque, se ne parlò spesso sulle riviste di settore e ad Asus e ad altre case produttrici fiutarono l’affare: riciclare il concetto di economicità per tutti, lanciando quindi una categoria di PC portatili denominati UMPC (Ultra Mobile PC). Apparecchi piccoli, leggeri, ultra portatili, pensati per persone in movimento, con costi e prestazioni contenuti. Il primo modello fu l’ormai celebre Asus EEEPC 701: processore celeron da 900 MHz, una manciata di ram, disco rigido all’osso, display minuscolo da 7 pollici ed un prezzo di listino di soli 299 euro. Successo commerciale. Ovviamente gli altri produttori non sono stati a guardare e attualmente l’offerta si sta ampliando (personalmente ho ordinato da pochi giorni un MSI WindPC a 400 euro circa).
Il succo del discorso, comunque è il seguente: sta nascendo una tendenza di mercato nuova, che non punta più soltanto alle prestazioni nude e crude. Economicità, mobilità, risparmio energetico (perché queste nuove macchine consumano davvero poco!), connettività, sono le vere parole dello spirito degli UMPC (o Netbook che dir si voglia).
Una situazione che, guardata da un altro punto di vista, è solo il corollario di una tendenza già avviata da un pezzo: la tendenza al freno delle prestazioni medie dei computer. Per anni abbiamo misurato il “valore” di un computer con un calcolo nudo e crudo delle sue prestazioni basato sui numeri (mega di ram, velocità del processore, giga di hard disk ecc ecc). Per anni, di conseguenza, l’attenzione dei produttori è stata quella di creare macchine sempre più performanti in grado di effettuare operazioni sempre più complesse e di svolgere più mansioni. Se fino a 15 anni fa il PC era una macchina da scrivere costosa, attualmente ci si può fare di tutto (chi avrebbe immaginato 15 anni fa di poter renderizzare modelli 3D al volo, effettuare editing audiovideo a livello professionale e comunicare/videocomunicare con il mondo utilizzando lo stesso apparecchio?). Ebbene, ora che col PC si può fare di tutto, trovo naturale che la corsa alle prestazioni estreme non sia più l’unico obiettivo dei produttori (alla fine i programmi da usare sono quelli, per quanto si possano appesantire con le nuove release), che si stanno incentrando su altre peculiarità come – appunto – la mobilità, l’economicità ecc ecc, visto che per l’utente medio, che usa il PC per scrivere, navigare e poco più, cambia poco avere 2 o 4 giga di ram o 1 ghz in più o in meno, mentre è sicuramente più determinante avere un PC più economico o più piccolo.
Un paragone automobilistico può essere quello che le prime auto erano lente. Col progresso della tecnologia abbiamo avuto auto sempre più veloci, ma ad un certo punto la velocità in sé si è arrestata ed ora più o meno le auto vanno tutte alla stessa velocità; il mercato si è quindi differenziato sotto altri aspetti (allestimenti, tipi di carrozzeria, economicità ecc ecc)
Per concludere questa mia personale riflessione sul mercato dell’informatica, allego una tabella che dimostra, seppur in maniera un po’ empirica, questa mia tesi. La tabella si riferisce ai tre ultimi PC che ho acquistato, a distanza precisa di 5 anni l’uno dall’altro (escludo il mio primo PC perché si trattava di un modello usato di quattro anni ed il portatile visto che la comparativa la voglio fare su PC dello stesso segmento)
1997 (2.100.000 lire)
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2002 (1.200 euro)
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2007 (950 euro)
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| Intel Pentium – 200 MHz |
AMD Athlon XP 2000+ 1666 MHz (8,33x) |
Intel Core2 Duo 2133×2 (4266) MHz (2,56x) |
| 16 MB |
512 MB (32x) |
2048 MB (4x) |
| 2 GB |
80 GB (40x) |
250 GB (3,125x) |
| 3D Blaster PCI 4MB |
Ati Radeon 9000 Pro (64 MB) (16x) |
nVidia Geforce 7900GT (256MB) (4x) |
Come si può notare, sono tutti PC della stessa fascia di prezzo per cui facilmente comparabili. Il PC acquistato nel 2002 era sensibilmente più potente di quello del 1997: processore oltre 8 volte più veloce, 32 volte la quantità di ram ed un hard disk 40 volte più capiente. Il PC del 2007 (il mio attuale fisso) è tutto sommato un PC molto più vicino a quello del 2002, con differenze meno eclatanti rispetto alle differenze fra i primi due PC. Questo significa che, a parità di lasso di tempo, ovvero 5 anni, la richiesta di prestazioni è sensibilmente calata, segno che alla fine tutta questa necessità di hardware sempre più veloce è scemata e che, appunto, il mercato sta puntando a quel qualcos’altro di cui ho parlato.
PICCOLA NOTA per i maniaci dell’hardware: il mio test è estremamente grossolano. Non è un benchmark e neanche lo vuole essere. Non guardate l’approccio prettamente geek (o il mezzo punto di 3dmark) ma il concetto in sé…
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